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July 25 2012

16:01

With its new pop-out markets widget, The Wall Street Journal is after super-niche readers

The Wall Street Journal quietly launched a new function last month, a pop-out Markets Data window that puts a real-time markets ticker in the corner of your screen. It’s part of the newspaper’s ongoing “WSJ Everywhere” mantra, and an attempt to keep readers connected with the Journal in an ever-fracturing and narrowing media world.

The soft rollout was also a way for Raju Narisetti, managing editor of The Wall Street Journal’s digital network, to test a hypothesis. “Our belief is there is a group of people whose prism to the world is through markets and market data,” Narisetti told me. “Let’s test that kind of theory and put this out there.”

He says the results have been promising. In the first three weeks, the widget got 200,000 pageviews from 25,000 people. Not only were people taking advantage of an opportunity to pop out niche content, but they were staying with it, and coming back to it. Users can toggle between U.S., European, Asian, and foreign exchange markets. There are also tabs for rates, futures, and a customized “My Markets” view.

“The interesting thing was that people on average were spending close to some 15 minutes on that,” Narisetti said. “If you look at that across the site, it’s probably close to more than double the average because so much sideways traffic comes in. I don’t want to falsely assume that somebody who has popped it out has spent all that time looking at it but the fact that people are popping it out on a consistent basis and coming back to it suggests that there is a class of people for whom this makes sense.”

The feature also makes sense from an advertising perspective. For a company like TD Ameritrade, which is currently sponsoring the widget, the pop-out ad space represents real estate in a stickier, more specialized hub of a media company with an already well-defined, desirable audience. (It’s worth noting that the dimensions of the pop-out are set: Try to make the window small enough to hide the ad and it snaps back into place.)

“For an advertiser, the opportunity to always be with their most engaged customers — it’s a unique feature,” Narisetti said. “Somebody has actively popped this out. They care about it enough that they want it on their desktop. As we increasingly think about the portability of our audiences, and that they want to engage with our content and our brand in multiple ways, this is how we’re visualizing our website.”

This perspective isn’t about occupying new corners of desktop space as much as it is about providing narrow sluices of content tailored to specific yet persistent interests. The Wall Street Journal has been experimenting heavily with topic-specific content streams in recent months. That includes ongoing coverage areas like the Markets Pulse stream it launched in April. But the paper is also streaming coverage of stories and events that aren’t as open-ended, like Facebook’s May 18 IPO offering. The Journal closed that stream on June 5.

Other streams that are still open include coverage of the Europe’s debt crisis, and the Olympic Games. (Last week, it opted to stream coverage of the theater shooting in Colorado. As of this writing, reporters are still updating that stream regularly.)

“The underlying principle is the same,” Narisetti said. “For a variety of audiences, some of whom might have a very definite prism through which they want to view the day’s events, don’t feel obliged to come back to the full product.”

We’ve written about the streamification of news before, and how it’s an aesthetic call back to the reverse-chronological blogs of the 1990s. But news streams are also structured like something more modern: Twitter. Narisetti is active on the site, and he’s told me before he sees its role in the future of journalism as “significant.”

Just this morning, he tweeted a link to an article that suggested the onset of news streams like The Wall Street Journal’s may portend the death of the article as we know it.

Is the “article” dead and on the onset of story “streams”MT @journalismnews journalism.co.uk/a549951 @wsj @bbc @ITVnews @CoverItLive

— Raju Narisetti (@rajunarisetti) July 25, 2012

Still, it seems unlikely we’ll see the Journal abandon the traditional article structure any time soon. Ultimately, the “WSJ Everywhere” credo comes down to giving readers a choice.

Read stories in the physical newspaper, online or via a smartphone app. (A responsive design site is still in the works, Narisetti said.) If you’d rather watch video news, they’ve got tons of it.

Want to watch something that has nothing to do with the news? That’s fine, too. Some of the Journal’s most popular YouTube content has had to do with Spiderman’s workout regimen and Emma Stone’s makeup.

It appears The Wall Street Journal doesn’t just want to be everywhere. It wants to be everything, too.

April 04 2011

10:29

Widget data

di Vincenzo Patruno

Prima di cominciare, volevo invitarvi a fare questa semplice prova:

  • Aprite sul vostro computer un editor di testi (es. Wordpad su Windows, gEdit o kEdit su Linux)
  • Copiate/Incollate il seguente ‚ “embed code”

<script type=”text/javascript” src=”http://www.vincenzopatruno.org/dir/net_migration.js”></script>

  • Salvate il vostro file sul desktop con estensione .html (es. test.html)
  • Sul desktop troverete l’icona del vostro file. Fate doppio click in modo da aprire il documento con il vostro Browser predefinito.
  • Buon divertimento!

E’ da diverso tempo che grazie ad Internet, gli Enti e le Organizzazioni che producono dati hanno semplificato tutta la fase di rilascio al pubblico dei dati prodotti. Se infatti in passato questo veniva fatto attraverso la stampa di volumi e di pubblicazioni cartacee, con Internet si è passati a diffondere dati direttamente su Web sotto forma di file scaricabili o di dati strutturati all’interno di “Data Warehouse‚”. L’utente, l’utilizzatore, il consumatore, per poter quindi accedere a dati di proprio interesse dovrà visitare il sito Web del produttore, navigare all’interno del sito e, una volta trovati, scaricare i file contenenti quei dati. In alternativa potrà interrogare un sistema informativo su Web andando a selezionare una serie di parametri di input e a costruire in modo interattivo le tavole di dati o i grafici a cui è interessato.

Questo modello di diffusione ‚”tradizionale” sta pian piano cominciando a mostrare i propri limiti. L’evoluzione delle tecnologie, la crescita dei dispositivi mobili come mezzo per accedere ai contenuti, ma anche il “diluvio di dati” a cui siamo quotidianamente sottoposti come anche il nuovo ruolo degli utenti Internet che hanno da tempo cessato di essere dei semplici “lettori” e che ora invece veicolano, promuovono, valorizzano a loro volta dati e informazioni, stanno cambiando le modalità di fruizione dei contenuti digitali.

Questi ultimi vengono sempre più spesso veicolati attraverso oggetti chiamati Widgets. I Widgets sono piccole applicazioni che è possibile incapsulare all’interno di siti Web o di Blog attraverso un “embed code”. E’ copiando/incollando l’”embed code” di un Widget che riusciamo ad esempio ad inserire un video di Youtube su una pagina Web. Ed è attraverso l’ “embed code” di un Widget che riusciamo ad interrogare e a visualizzare i dati Istat sul Saldo Migratorio di Comuni, Regioni e Province italiane, come chi ha seguito le istruzioni all’inizio del post ha potuto verificare.

Ma i Widgets possono essere anche applicazioni standalone su Desktop (es. il Widget per visualizzare il Meteo) o applicazioni standalone su dispositivi mobili: quelle che oramai tutti chiamiamo abitualmente App.

Quanto complesso può essere un Widget? Il video seguente ne mostra uno che attraverso il relativo “embed code” viene incapsulato all’interno di un Blog (il mio) e permette di accedere e navigare all‚Äôinterno dei dati sugli Stranieri e sui Permessi di Soggiorno che l’Istat diffonde attraverso il proprio corporate Data Warehouse chiamato I.Stat (dati.istat.it)

 

Attraverso i Widget (e le App) è possibile far quindi evolvere il modello che abbiamo definito “tradizionale” di diffusione dati. Non più utenti che accedono e scaricano dati dal sito del produttore ma applicazioni incapsulabili all’interno di pagine Web o applicazioni standalone che si connettono ai dati direttamente là dove questi vengono pubblicati. In questo modo, chi consuma e utilizza dati non solo avrà la certezza di accedere a dati di di qualità e di fonte certa, ma nel momento in cui verranno resi pubblici nuovi dati, questi compariranno simultaneamente su tutti i siti Web e i Blog che avranno nel frattempo incapsulato il Widget attraverso il relativo “embed code” nonchè su tutti i dispositivi su cui sarà stata scaricata ed installata la relativa App. Come accade nell’ultimo esempio di cui vi voglio parlare.

WordPress è al momento il sistema di gestione dei contenuti in assoluto più utilizzato sul Web. Utilizzato principalmente per la gestione di Blog, la versione 3.0 (l’ultima disponibile) ha raggiunto e superato la cifra impressionante di 30 milioni di download, mentre si stima che siano alcune centinaia di milioni i siti nel mondo che si basano su WordPress. Uno dei fattori che ha contribuito al suo successo, è la possibilità di aggiungere funzionalità al sito attraverso dei plugin aggiuntivi. Qualche mese fa ho realizzato anche io un piccolo plugin in cui visualizzo alcuni dati sulla popolazione nei comuni italiani prelevandoli direttamente da demo.istat.it, il sito che l’Istat utilizza per la diffusione dei dati demografici. Questo è diventato da poco un plugin ufficiale WordPressche è possibile installare seguendo i seguenti passi:

  1. Accedere al vostro pannello di amministrazione di WordPress
  2. Cliccare sulla voce “plugin” per accedere al relativo pannello di gestione
  3. Ricercare il plugin “istat” installarlo a attivarlo
  4. Dalla sezione Widgets spostarlo sulla sidebar con un semplice ‚”drag and drop”

A questo punto va inserito il codice Istat a sei cifre del Comune di cui si vogliono visualizzare i dati. Il codice è ottenibile in vari modi, ma si può ad esempio utilizzare il Widget che abbiamo installato all’inizio dell’articolo. Mediante la stessa applicazione possiamo ottenere anche il codice Istat della provincia (a tre cifre) e quello della Regione (a due). E utilizzare questi codici con il plugin per ottenere i dati sulla popolazione a livello provinciale e regionale.

    Da dove vengono i dati? Anche in questo caso i dati provengono in tempo reale da demo.istat.it. Il plugin è infatti “agganciato‚” (attraverso un Web Service) al sito Web che il produttore, in questo caso l’Istat, utilizza per la diffusione dei dati. Quando l’Istat (a breve) pubblicherà i dati relativi all’anno 2010, questi saranno immediatamente visibili su tutti i blog che nel frattempo avranno installato il plugin.

    Enjoy!

    December 07 2010

    21:32

    Sale on Spark widgets, and a survey that might serve you!

    Hi all,

    A couple of bits of news from Call2Action that may benefit this comunity...

    First, for the month of December we are dropping all set up fees on our interactive video widget, The Spark. This will save $500... I know a lot of people have expressed interest but the cost was prohibitive for a more experimental tool. So, if you are still interested now would be a great time to check it out again- especially if you have some online video you are looking to leverage... Learn more here. Our clients have had a lot of success with listbuilding, fundraising and driving folks around the web to their campaigns.

    read more

    August 04 2010

    12:14

    Hyperlocal aggregator Everyblock launches new widget

    Hyperlocal news and information aggregator Everyblock has launched a new location-based widget targeted at local newspaper websites and blogs.

    The widget allows third party sites to embed Everyblock’s news and information feeds for specific areas on their own sites.

    Posting on the Everyblock blog, co-founder Daniel X. O’Neil,, said: “Until today, we’ve had no official way to share content with other sites or to partner with news outlets in the cities we cover.”

    The site was created by Adrian Holovaty in 2008 as a hyperlocal news resource for neighbourhoods in Chicago, New York and San Francisco. It has since expanded to 16 US cities and was bought by MSNBC in August 2009.Similar Posts:



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