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19:28

Chi in Islanda, chi in Birmania

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Se la legge bavaglio sarà approvata, sarà probabilmente la più grossa sfida alla modernità realizzata in Occidente negli ultimi sessant’anni: una sfida alla società liquida e plurale, quella dove tutte le informazioni e tutte le opinioni circolano liberamente, indifferenti a muri e censure.

Per questo – per il contesto globale che va da un’altra parte rispetto alla direzione impressa da Berlusconi a questo paese – se la legge bavaglio sarà approvata probabilmente non smetteranno di uscire, in qualche modo, tutte le informazioni e tutte le opinioni: semplicemente, resteranno circoscritte a pochi frequentatori dei vari “wikileaks” che ovviamente nasceranno, dei siti con i server in Islanda, degli acquirenti di giornali esteri o degli spettatori di tivù straniere.

Gli altri, cioè quelli che abitano la pancia del paese, non ne sapranno niente: al massimo – come si diceva – arriverà alle loro orecchie qualche insinuazione, qualche vago sospetto.

E’ un po’ quello che succede da anni nei paesi come la Birmania, dove i pochi fortunati che hanno una parabola raccontano di nascosto, nei tea bar di strada, quello che hanno sentito sul loro paese da Bbc Asia: e così alla massa della popolazione arrivano racconti di seconda o terza mano, spesso assai confusi e sbilenchi.

Altro che digital divide: l’Italia rischia di andare verso un nuovo, inedito e gigantesco information divide, tra quelli i pochi avranno informazioni precise e i molti che le avranno – se le avranno – decisamente più nebbiose.

Naturalmente, possiamo continuare a non chiamarlo regime, perché pare faccia molto chic.

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Schweinderl